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Il “Diario di Natan”: un percorso per essere me stesso

UN PERCORSO PER ESSERE ME STESSO

 

“menoventitrè”

 

“Odi et amo. Quare id faciam fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior”. 

“Ti odio e ti amo. Perché faccia questo forse ti chiedi. Non lo so, ma sento che accade e ne soffro”.

Ero in seconda liceo e mentre leggevo queste parole pensavo al rapporto col mio corpo e pensavo che da più grande me le sarei tatuate. Da più grande questo tatuaggio l’avrei fatto davvero, sebbene non sapessi ancora dare un nome a quella rabbia verso un corpo che non meritava di essere odiato, ma che non mi permetteva di essere sereno. Ancora non sapevo dare un nome a quella protezione estrema che avevo nei confronti di me stesso, quasi a voler custodire il bambino che ero stato.

Gli attacchi d’ansia mi avevano fatto capire che era giunto il momento di affrontare tutto quello che avevo dentro.

Decido di iniziare un percorso che mi avrebbe salvato e che avrebbe dato alla luce ME.  Un percorso d’introspezione e comprensione in cui quel bambino che ero non si è sentito più sbagliato, ma valido e reale. Quel percorso in cui trovare riparo, creare fiducia. Dove mi sono sentito libero di raccontarmi, di rivivere, di ricordare, di aver paura, di camminare.

Molto presto la rabbia e la tristezza avrebbero iniziato a mettere ordine ed io avrei imparato ad ascoltarle insieme ad altre emozioni, insieme ai miei desideri. 

Quell’odio per il mio corpo oggi non c’è più e per me è stato molto importante imparare a volergli bene prima di poter cambiare insieme.  Instaurare una relazione sana con tutto ciò che sono è stata la base per potermi evolvere come essere umano.

Interrogarmi su me e su tutto ciò che mi circonda, sulle mie percezioni e su quelle degli altri, per poi smontarle ed avere un’idea neutra di quello che avrei voluto a prescindere, mi ha dato consapevolezza riguardo tutto quello che voglio fare.

E’ stato fondamentale che la mia rabbia andasse verso la direzione giusta: verso la società in cui viviamo, tossica per patriarcato, misoginia, eterosessismo, binarismo di genere e tanto altro.  E’ stato indispensabile non aver paura della mia tristezza, ma imparare a dialogarci con amore.

Il MIO corpo è sacro e sconsacrato, è il mezzo con il quale posso costruire ponti con l’altro o alzare muri.

Il MIO corpo è ribellione verso un mondo che non vuole cambiare, avvelenato da concetti inculcati per il puro desiderio di impedirci di essere.

Il MIO corpo è MIO e con lui ho il diritto di far valere i principi di libertà e rispetto.

 

Non è solo un corpo

Il mio spazio politico

Il luogo in cui posso incontrarmi

Il coraggio della mia fragilità

L’infinita realtà della natura

Il dizionario di tutte le mie paure

Il fiore che non raccolgo

Il trascorrere del tempo

La crudeltà di essere umano

Il piacere dell’abbandono 

Il limite della vita 

La terra del mio ossigeno

La guida potente dell’istinto

Il seme che la pazienza coltiva

Il controllo travolto dall’emozione 

La dignità che l’arricchisce

Il compromesso che lo tutela

La connessione col mondo

La pelle dei ricordi

 

NATAN

 

 

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