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Il “Diario di Natan”: l’iter italiano per le persone trans

L’ITER ITALIANO PER LE PERSONE TRANS

 

“menoventi”

 

ARTICOLO 3 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

L’essere umano per intraprendere un percorso di transizione in Italia, secondo molti medici, deve essere “rigirato come un calzino”, per dirla alla buona. Io stesso, dopo essermi rivolto per tre volte a dei centri italiani che si occupano di varianza di genere, dopo essermi reso conto che questi posti non facevano altro che farmi sentire sbagliato, ad un certo punto mi sono rassegnato al fatto che fosse mio dovere farmi rigirare per raggiungere il mio obiettivo ed ho seguito tutte le indicazioni. Sebbene tutte le mie sensazioni mi dicessero che non andasse bene il loro approccio patologizzante, sebbene io mi rendessi conto perfettamente di quanto mi mettesse a disagio. 

Son stato chiuso da solo in una stanzetta bianca e minuscola del reparto psichiatria a compilare fogli di test psichiatrici che sembravano non finire mai. Per ore e per più giorni. Perchè tramite questi fogli i dottori avrebbero deciso se io fossi maschio abbastanza e se potessi cambiare il mio corpo. Avrebbero capito, secondo loro, se avessi o meno malattie psichiatriche che non mi avrebbero permesso di sostenere un percorso come quello di transizione.

Mi è stato chiesto di sottopormi ad un REAL LIFE TEST: avrei dovuto vivere come uomo in tutte le circostanze sociali pur mantenendo, ovviamente, il mio aspetto considerato femminile. E’ facile per loro chiedere a me una cosa così, molto meno per me poterlo fare senza conseguenze spiacevoli. Figuriamoci al contrario, figuriamoci poi se a doverlo fare fosse una donna, assegnata come maschio alla nascita, che ha un aspetto considerato maschile. 

E’ facile quando non è la tua pelle ad essere messa in mostra ed esposta al pubblico ludibrio.

Ad ogni incontro con i professionisti di questi centri, è stato descritto su un foglio il mio aspetto, il mio modo di vestire. Come se fosse questo a definire il mio essere. Mi è stato chiesto se già prendessi ormoni, se mi fasciassi il seno. Se desiderassi avere un pene.  Se facessi abuso di sostanze. Se avessi subito abusi in infanzia. Se avessi pensieri suicidi.  Tutto questo senza la minima empatia, mentre compilavano fogli.

Ho dovuto rispondere a domande invadenti e fuori luogo di psicologi e psichiatri come:

“Ma lei, come si masturba?”

“Qual è il suo orientamento sessuale?”

“In che modo vive la sessualità?”

Per poi ricevere, dopo attese infinite ed anni infiniti, una relazione che confermasse la presenza di disforia di genere e l’assenza di qualunque malattia psichiatrica nel sottoscritto.

Ma come fate a dormirci la notte?

Chi altro di voi è stato trattato in questo modo per il semplice fatto di essere se stesso?

Quando, in Italia, inizieranno a trattare le persone trans come persone?

Cosa c’entrano quei test psichiatrici e quelle domande umilianti con quello che io sono?

Perchè devo essere disforico per poter iniziare un percorso di transizione?

La transizione è una questione sociale e non scegliamo noi se essere disforici o euforici nei confronti dei nostri corpi, ma voi con il modo in cui ci violate, rendete invisibili, fragili e minoranza.

Il modo con cui cercate di trattarci come esseri umani di serie Z, mentre noi abbiamo tutto il diritto di autodeterminarci, di affermarci, di scegliere per la nostra vita, per il nostro corpo, per il nostro respiro.

Siamo stanchi di essere trattati come dei malati, stanchi di dover sempre essere messi alla prova e di dimostrare. Abbiamo bisogno di uno Stato che ci tuteli, di un sistema educativo e sanitario competente.

Da un’intervista in spagnolo a Paul B. Preciado, filosofo e scrittore transgender:

“Questo regime di rappresentazione della mascolinità e della femminilità entra in crisi perché il sistema medico si rende conto che c’è una molteplicità di corpi non riducibili al binario. Ci sono tanti generi quanti sono i corpi. Il sistema medico dice che ci sono solamente due sessi e a partire da lì iniziamo con operazioni di mutilazioni genitali, nel caso delle persone intersessuali. Io sono un dissidente del sistema sesso/genere. Ogni anno ci sono adolescenti che si suicidano, per questo è importante che il sistema educativo, le scuole siano informate.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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