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Il “Diario di Natan”: comunicazione transfobica

COMUNICAZIONE TRANSFOBICA

 

“menosedici”

 

  • Hai i lineamenti troppo delicati per poter mai sembrare un uomo
  • Se “diventi” maschio, ti verranno dietro solo i gay
  • Se farai il percorso per me sarai un estraneo
  • Non mi piace ti brillino gli occhi quando parli della transizione
  • Mi sono liberata degli uomini, di certo non starò con te quando ti cresceranno i peli
  • Non puoi mettere il costume da bagno da uomo, la gente cosa penserà?
  • Il tuo sguardo è dolce come quello di una donna
  • E’ già tanto che i miei genitori ti facciano entrare in casa, fatti star bene che dicano agli altri che sei un’amicA
  • Mi lasci? Dopo che la mia famiglia ti ha anche ACCETTATO?
  • Io non ti vedo maschio
  • Mi hai dato una pugnalata allo stomaco quando mi hai detto di sentirti uomo
  • Non mi far fare brutta figura
  • Sei natA femmina e resti femmina
  • Ma che pensi che con gli ormoni “diventi” uomo?
  • Sei troppo sensibile per essere maschio
  • Ma guarda i tuoi fianchi! Sei proprio femmina eh…
  • Con i capelli corti hai perso tutta la bellezza 

Un “attivista LGBT” che per un anno intero mi ha:

  • Chiamato col mio nome d’anagrafe, oltre che sussurrarmelo nell’orecchio
  • Detto frasi come: “femmina siediti in braccio”
  • Oppure: “ecco, vedi, io le gambe devo accavallarle così larghe perché ho un pene, tu invece puoi metterle più strette perché non ce l’hai”
  • Ancora: “ma come fai sesso?”

Queste alcune delle frasi riportabili che mi son state dette. 

 

Gli sguardi indiscreti e pesanti della gente per strada che scruta in ogni parte del corpo.

Il doversi sempre spiegare.

Le discriminazioni ai colloqui di lavoro.

Le difficoltà per utilizzare un bagno pubblico

L’essere chiamato “mezzo maschio”, come se essere un “maschio intero” (per il semplice fatto di essere stato classificato tale alla nascita grazie ad un pene) sia questa cosa inarrivabile e suprema.

La tensione costante addosso.

 

Come si può vivere serenamente se anche in contesti in cui dovresti sentirti amato e tutelato, ricevi questo tipo di violenza? Quando diventa stressante anche uscire per una passeggiata? Se non ti senti protetto e l’unico che può farlo da tutta la vita sei tu stesso e soltanto tu?

Con fatica ho perdonato me per tutte le volte in cui, fragile, non ho saputo difendermi e  tirare subito fuori certe persone dalla mia vita. Non dimenticherò mai le cattiverie gratuite ricevute da gente che si spaccia per ciò che non è. Tutto questo mi ha insegnato quanto sia importante aver rispetto di se stessi e non farsi schiacciare da prepotenze ignoranti. Anche quando a compierle è chi dice di volere il nostro bene, anche quando ci dicono che “era uno scherzo”.

Non restiamo in silenzio e circondiamoci solo di “persone che sanno scegliere con cura le parole da non dire”. 

 

 

 

 

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