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Il “Diario di Natan”: quarantena tra beatitudine e rabbia

QUARANTENA TRA BEATITUDINE E RABBIA

 

“menosei”

 

Con la quarantena ne ho guadagnato in salute. In che modo? Non avendo contatti con la gente. E questo penso sia uno stato condivisibile da tutte le persone trans, certo, non da tutte quelle che sono costrette ad essere in casa con degli str…* .

Ho potuto constatare quanto prima il mio corpo stesse assimilando tutti gli stress che accumulava quotidianamente: l’essere sempre sottoposto agli sguardi, quel continuo “fissare”, le declinazioni al femminile. Tutto questo mi causava dolori ossei diffusi, frequenti mal di testa, colon irritabile, reflusso, dissenteria, stanchezza fisica e mentale. 

Dopo un po’ di giorni  dall’inizio della quarantena: puff! Questi problemi che mi trascinavo dietro da anni sono scomparsi.

È o non è il disagio una questione sociale?

Penserete che non posso pretendere da cassier* al supermercato che mi diano del maschile, né che sul viso di chi incrocio per strada guardandomi non compaia il neon: “sarà maschio o femmina?”, “diamo un’occhiatina a livello del petto… Mh… Organi genitali… Mhhh…”

Posso pretendere, però, che la vostra mente così minuziosamente plasmata nel tempo metta in discussione il sistema binario di cui siete schiavi. Posso pretenderlo oggi soprattutto perché è inaccettabile che con tutti i mezzi a disposizione siate ancora a cullarvi nella vostra ignoranza stereotipata tutta maschio alfa e femmina sottomessa. 

E ora mi direte ” Eh beh però dai che ci sia il maschio e la femmina è indiscutibile su”. Magari lo dite mentre mi chiamate anche col mio nome d’anagrafe. 

Invece è del tutto discutibile. C’è la realtà delle persone intersex che insieme a noi esiste da sempre. 

Noi sottoposti alla vostra oppressione sociale solo perché non siamo così semplici da identificare come “femminuccia, barbie, principessa” per la patatina e “maschietto, macchinina, supereroe” per il pisellino. 

Sì, sono arrabbiato e fiero di esserlo, aggiungerei. Perché poter dar voce alla mia rabbia è stato il risultato di un lavoro su me stesso durato anni, un  lavoro costante da quando ho memoria di me come essere vivente sulla faccia di questa terra. 

Tante sono le persone ipocrite che ad oggi applaudono al mio coraggio, magari dopo aver sparato contro di me, come se poi tutto non si venisse a sapere. 

Tenete per voi i vostri applausi e la vostra pena. Non ne ho bisogno. Soprattutto da chi non ha mai impegnato neanche un secondo la sua mente per farmi stare meglio. Certo, neanche posso pretendere che tutti abbiano il privilegio di potersi impegnare per conoscere e capire.

Eh sì, sono proprio arrabbiato. Sono finiti i tempi in cui buono, bravo e tanto dolce per voi, stavo lì a sopportare e mangiare rabbia. 

Per paura di ferire voi, mi facevo del male io, e spalavo quintali della vostra tossicità.

Iniziate a farvi voi due domande, iniziate voi a mettervi in discussione, iniziate voi a rendervi conto che c’è qualcosa di malato nel vostro modo di non voler guardare la realtà delle cose.

E se non volete iniziare, restate distanti da me. 

Io non vi vedo, non esistete.

 

 

 

 

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