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Il “Diario di Natan” – 12 giorni di testosterone in gel

I miei primi giorni di testosterone son stati carichi di emozioni ed ansie.

Qualche giorno fa mi hanno chiamato dal reparto di endocrinologia per dirmi che il mattino seguente alle 8 avrei dovuto fare un esame per la valutazione della mia massa corporea. Un esame che era previsto a marzo ma che, come la terapia ormonale, era stato rimandato a causa della pandemia.

La notte prima dell’esame ho dormito poco o niente, mi sono alzato presto la mattina e in bici ho raggiunto l’ospedale. Ero abbastanza agitato.

Dopo aver atteso in fila, sono arrivato in sala d’attesa. Si affaccia ad un certo punto sulla porta una dottoressa che mi dice di andare in bagno a far pipì e poi tornare da lei. Torno, mi misura l’altezza, mi dice di seguirla in una stanza. Ci sediamo.

Mi fa una serie di domande sul mio stile di vita, se ho mai avuto problemi con l’alimentazione, se faccio sport e come trascorro le mie giornate. Mi spiega che l’esame che faremo consisterà nel calcolare la massa grassa, magra e muscolare presente nel mio corpo, quanto sia idratato, come funzionano le mie cellule, il mio peso in proporzione a tutto questo. Misurerà la mia forza in varie parti del mio corpo e mi farà un’ecografia alle gambe. Mi dice che questo esame lo ripeteremo ogni 6 mesi: servirà a tenere sotto controllo l’evoluzione e la salute del mio corpo con la terapia ormonale e che, essendo una terapia a vita, bisogna evitare quanto più possibile il rischio di sviluppare grasso in eccesso (o come l’ha chiamato lei “el tripón”) e il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Mi chiede se fumo, le rispondo di aver smesso a marzo. Ne è contenta in quanto tabacco e testosterone non sono buoni alleati.

Mi parla con tanta dolcezza, come se dalla sua voce potesse dipendere la rottura o meno di un oggetto molto prezioso.

Mi dà un camice e mi accompagna dietro ad un separè dicendomi che devo togliere tutto quello che ho addosso tranne la biancheria intima ed indossarlo. Quando sono pronto glielo dico. Mi raggiunge e mi dice di stringere forte uno strumento per misurare la mia forza nelle braccia. Mi dice di salire sulla bilancia impedenziometrica, di stare rilassato e poggiare le mani sullo strumento. Mi resta vicino e mi dice che mi passerà dell’elettricità attraverso il corpo ma non avvertirò nulla. Sta accanto a me e mi parla per quel minuto e mezzo circa. Dopodiché mi dice di sdraiarmi sul lettino, prende alcune misure con accortezza e delicatezza infinite, mi chiede di sedermi e procede con l’ecografia sulle gambe, sempre per verificare quanto siano in salute. Mi rivesto.

Ci sediamo, mi mostra e legge i grafici dei miei risultati. Mi dice che va tutto bene, che non devo seguire nessuna dieta, ma devo continuare a seguire uno stile di vita sano, che va bene continuare ad uscire in bici e a piedi, che devo aggiungere degli esercizi per il petto, per fortificarlo e per prepararlo all’intervento di mastectomia. Aggiunge che per qualsiasi dubbio o qualsiasi cosa posso telefonarle, o chiamare l’endocrinologo o lo psicologo.

Mi fa notare che la mia spalla e il mio bacino sinistro sono asimmetrici rispetto al lato destro, sono più in alto. Le spiego che dipende dalla mia postura di sempre, dal mio modo di camminare e mi dice che è frequente tra i ragazzi come me, che è una postura di “difesa” per nascondere il seno.

Dopo più di un’ora di visita ci salutiamo, senza toccarci le mani ma con un sorriso negli occhi gigante che spero le abbia detto tutto perché a me lei quella mattina ha regalato un’umanità difficile da incontrare.

Credo sia stata la prima volta che mi sono sentito profondamente coccolato durante una visita. Il suo sguardo, il suo modo di parlare e quel sorriso nascosto dietro alla mascherina ma che percepivo perfettamente. La sua consapevolezza di parlare con me e l’attenzione nel non dire mezza parola fuori posto. Sapevo di essere con una persona informata e che si stava prendendo cura di me per davvero. Mi è dispiaciuto non averle potuto dire tutte le parole che avrei voluto per ringraziarla, a causa dello spagnolo che mi limita un po’ ma tra 6 mesi, alla prossima visita, troverò il modo di farlo.

Vado via più leggero, più sereno, sebbene le ore di sonno perse.

Torno a casa e scrivo una mail allo psicologo che avevo incontrato a novembre per iniziare la terapia ormonale e che avrei dovuto rivedere dopo averla cominciata. Gli chiedo anche degli sbalzi d’umore. Mi risponde subito e mi dice che presto avrò un appuntamento con lui, mi spiega che gli sbalzi d’umore li ho perché il mio cervello si sta abituando al testosterone e che piano piano finiranno.

In questi giorni mi sento bene, mi sto informando anche per quello che riguarda il cambio anagrafico. Ho imparato a gestire gli sbalzi d’umore. Un amico mi ha fatto notare che la mia voce si è abbassata di un po’. Avevo registrato un audio il primo giorno di terapia ormonale e registrandone poi un altro dopo che lui mi ha fatto notare il cambiamento di voce, ho potuto verificare che è vero. In così pochi giorni la mia voce ha iniziato a cambiare, probabilmente il mio corpo non vedeva l’ora arrivasse ‘sto benedetto testosterone! Cambiamenti estetici evidenti non ce ne sono.

Sto applicando il gel ogni mattina, appena sveglio e dopo la doccia. Mi piace farlo, mi sembra un modo per prendermi cura di me. In generale sto evitando anche alcol e di consumare cibi non sani. Il testosterone mi dà la voglia di fare le cose giuste e sono certo che ogni giorno di più saprò farlo meglio.

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