Libri. Suggerimenti per insegnanti

Queer

Maya De Leo

Einaudi 

2021

pp 260

ISBN 9788806247621

Finalmente un’opera italiana completa e di riferimento per la storia delle sessualità e identità LGBT+.

Questo volume rappresenta la prima storia completa delle sessualità e delle identità LGBT+ in Occidente dal XVIII secolo al tempo presente. Intrecciando nell’analisi una varietà di fonti, dalle memorie alla letteratura, dalla trattatistica alla cronaca, il libro offre una lettura inedita della storia contemporanea: dal ruolo della sessualità nella formazione degli stati-nazione, alle guerre mondiali, dal giro di vite del dopoguerra alla rivolta di Stonewall, dalla crisi dell’Hiv alla rivoluzione queer degli anni Novanta, fino alle nuove sfide degli anni Duemila con la loro apertura verso il futuro.

Curare il linguaggio, dedicare attenzione alle parole quando si tratta di inclusione è fondamentale, perché è attraverso le parole che costruiamo la realtà intorno a noi e diamo forma al nostro mondo interiore. Lo scopo di questo dizionario emotivo non è infatti spiegare il significato letterale di alcuni termini, ma di mostrare le conseguenze che il linguaggio ha sulla visione della diversità. Termini come esclusione o uguaglianza, vocaboli come desiderio, aspirazione o autodeterminazione, sono comuni a tutti gli esseri umani e particolarmente importanti per chi fa parte di una qualsiasi minoranza. Partendo dalla neurodiversità, di cui l’autore, autistico, è profondo conoscitore e divulgatore, si esplorano le parole che costellano tutte le altre forme di diversità: culturali, religiose, sessuali e di genere, legate alla differente funzionalità fisica. Questo saggio fornisce uno stimolo all’apertura, alla comprensione delle diversità e di quanto esse siano indispensabili in una società evoluta, laddove la vera uguaglianza può avvenire esclusivamente attraverso il riconoscimento e la valorizzazione delle differenze e delle caratteristiche uniche di ciascun individuo.

La lingua è uno strumento che si modifica in base alle necessità della comunità che la utilizza, ma è anche uno spazio abitato dalle persone. Osserva lo spazio linguistico in cui ti muovi: a chi è riconosciuto il diritto alla cittadinanza linguistica? Quali soggettività possono autodeterminarsi e quali invece sono marginalizzate, sempre oggetto di racconti altrui?
La lingua crea la realtà e gli immaginari, questo libro riflette sulle strategie comunicative per trasformare lo spazio linguistico affinché tutte le soggettività abbiano gli stessi diritti.

Le scuole italiane sono abitate da moltissimi ragazzi e ragazze che non si identificano come eterosessuali. Troppo spesso, però, mancano le parole e gli strumenti educativi adeguati a fare spazio alla loro esperienza e a promuovere inclusione e benessere. In molti casi, infatti, la cifra distintiva dell’esperienza di ragazze e ragazzi gay, lesbiche, bisessuali e trans nei contesti educativi è il bullismo omotransfobico, la violenza tra pari, la stigmatizzazione o l’invisibilità.
Combinando i dati di una ricerca svolta con adolescenti LGBTQI+ tra i tredici e i vent’anni su scala nazionale, approfondimenti teorici su identità, genere e sessualità e suggerimenti
operativi per lavorare in classe, il volume si propone come uno strumento di studio e di intervento rivolto all’intera comunità educante che lavora con l’adolescenza.
Grazie a un linguaggio accessibile, lettori e lettrici verranno accompagnati in un viaggio attraverso le molte declinazioni dell’identità e delle relazioni, le sfide specifiche dell’adolescenza LGBTQI+ e le buone pratiche necessarie a costruire contesti educativi inclusivi.

La nuova edizione rivista e aggiornata di Diventare uomini, un saggio sull’antisessismo maschile in Italia che raccoglie la prospettiva femminista del «partire da sé». L’autore descrive la vita di un uomo ripercorrendo le sue vicende, dall’infanzia all’età adulta, per mostrare come il sessismo – strumento con il quale il sistema patriarcale si mantiene e si evolve – condizioni il suo sviluppo, il suo linguaggio, le sue abitudini, la sua visione del mondo.
I giochi per l’infanzia, i rapporti con l’altro sesso e con gli altri generi, la vita di coppia, il lavoro e la socialità. Ogni uomo incorpora pregiudizi e abitudini sessiste, diventando parte attiva di una politica discriminatoria.
Tutto questo può cambiare, ma non si nasce antisessisti: solo una presa di coscienza libera e critica da parte degli uomini sul patriarcato vigente, può offrire uno sguardo maschile nuovo sui rapporti tra i generi e liberare dai condizionamenti sociali l’immagine che gli uomini hanno di sé.

La nuova edizione include riflessioni sui temi più attuali, dal revenge porn al fenomeno degli incels, dalla gpa al congedo parentale. Per continuare a riflettere e mettere in discussione, a partire da sé, il predominio patriarcale.

Il bambino gender creative

Diane Ehrensaft

Odoya

2019

pp 304

ISBN 9788862885690

La dottoressa Diane Ehrensaft ha dedicato la sua carriera di psicologa a supportare e guidare bambini e adolescenti che non si identificano con il genere biologico indicato sul loro certificato di nascita. Nel suo primo rivoluzionario libro, Gender Born, Gender Made, ha creato il concetto di “gender creative” per ciò che l’American Psychiatric Association definiva ufficialmente un “disturbo”.
Ora, con Il bambino gender creative, Diane Ehrensaft offre a genitori, insegnanti, famiglie e terapisti una risorsa completa e aggiornata per prendersi cura dei bambini che intrecciano e uniscono natura, educazione e cultura in un’infinità di modi per determinare il genere del loro vero sé. In nove capitoli semplici da leggere incoraggia i genitori ad ascoltare i figli, sostenere la loro ricerca di una vera identità di genere e intraprendere una valutazione dettagliata delle loro esigenze.
Il libro è anche una guida per i professionisti che lavorano con i bambini e presenta la questione attraverso il panorama culturale, medico e legale del genere e dell’identità, in rapida evoluzione. Leader del pensiero e promotrice dell’identità gender creative, Diane Ehrensaft illumina le molte strade che i bambini possono intraprendere e risponde alle tante domande che genitori, insegnanti e professionisti sanitari si pongono.

Cosa accadrebbe se una extraterrestre, un’abitante del pianeta Venere, arrivasse in Italia e scoprisse che sulle questioni di genere il nostro non è un Paese così evoluto come vorrebbe far credere? Meglio spiegarglielo prima. Con una lettera che è come una guida turistica ai luoghi comuni sessisti nei quali (inevitabilmente?) si imbatterà. «Ciascuno di noi – spiega l’Autrice – quando cede ai luoghi comuni, quando ragiona per stereotipi, oppure quando fa finta di niente, porta il suo mattoncino alla costruzione delle discriminazioni. Il caso del sessismo lo dimostra. È la prima e la più importante delle polarità che contrappongono gli esseri umani collocandoli in una gerarchia fasulla, costruita perché la differenza si trasformi in disvalore». L’auspicio è che una volta letto questo libro, dizionario dei luoghi comuni del ventunesimo secolo, «non si dovrebbe avere più il coraggio di parlare – come scriveva Flaubert -, per paura di dire, senza rendersene conto, una delle frasi in esso contenute».

Collana rivolta agli studenti e ai docenti del quarto e quinto anno degli Istituti Secondari Superiori, che si propone di sollecitare riflessioni interdisciplinari su temi di attualità. Prendendo spunto dai programmi di Storia e/o di Filosofia, ogni testo sviluppa un tema, fornendo una cornice generale (trama) e un approfondimento (ordito), affidati alla voce di due o più autori.

Pink is the new black. Stereotipi di genere nella scuola dell’infanzia

Emanuela Abbatecola, Luisa Stagi

Rosenburg & Sellier

2017

pp 144

ISBN 9788878855670

Pinkizzazione è la recente tendenza a colorare di rosa tutto ciò che appartiene al territorio femminile: rosa i vestiti e i giocattoli delle bambine, rosa gli oggetti e gli accessori delle donne; ma rosa è anche il colore scelto dalle donne in marcia nello sciopero globale dell’8 marzo 2017.
Quando e perché è divenuto così di moda? La divisione dei colori – rosa per le femmine e blu per i maschi – è uno dei tanti dispositivi per il mantenimento dell’ordine di genere, un ordine rigorosamente binario che non prevede sconfinamenti e che ingabbia non solo il femminile, ma anche, o forse soprattutto, il maschile. Ancora oggi, i maschi devono mostrarsi diversi dalle femmine, ma si iniziano a intravvedere significativi segnali di cambiamento, che generano forme di resistenza.
Perché le sfide all’ordine di genere fanno paura? Attraverso una ricerca sugli stereotipi di genere nelle scuole di infanzia genovesi, si è provato a rispondere a queste e altre domande, entrando nelle scuole, parlando con le insegnanti, facendo osservazione nelle classi e provando a catturare il punto di vista creativo di bambine e bambini.

Femmine e maschi frequentano la scuola insieme fin dai primi anni di vita, ma durante il percorso le loro strade tendono progressivamente a separarsi, come se seguissero dei bivi obbligati che indirizzano le prime verso ambiti di studio di tipo umanistico e i secondi verso percorsi di tipo tecnologico-scientifico.
Talvolta, però, in questo quadro così ordinato accadono degli imprevisti che smontano la rigidità di schemi precostituiti: ci sono ragazze che decidono di addentrarsi in percorsi socialmente ritenuti “maschili” e ragazzi che si insinuano in percorsi socialmente intesi come “femminili”.
La ricerca descritta nel libro presenta le storie di giovani donne e giovani uomini che operano decisioni anticonformiste, ancora considerate “coraggiose”, “diverse”, quando invece andrebbero ricomprese nella normalità.
Le riflessioni educative proposte dalle autrici mirano a perimetrare e decostruire le gabbie di genere nelle quali possono risultare intrappolati studentesse e studenti nel momento cruciale in cui scelgono la loro trafila formativa, ma ambiscono anche a delineare nuove piste per orientarsi consapevolmente, sulla base dei propri reali interessi, curiosità, desideri: fuoridalle gabbie di genere.

Le eroine dei fumetti le invitano a essere belle. Le loro riviste propongono test sentimentali e consigli su come truccarsi. Nei loro libri scolastici, le mamme continuano ad accudire la casa per padri e fratelli. La pubblicità le dipinge come piccole cuoche. Le loro bambole sono sexy e rispecchiano (o inducono) i loro sogni. Questo è il mondo delle nuove bambine. Negli anni settanta, Elena Gianini Belotti raccontò come l’educazione sociale e culturale all’inferiorità femminile si compisse nel giro di pochi anni, dalla nascita all’ingresso nella vita scolastica. Le cose non sono cambiate, anche se le apparenze sembrano andare nella direzione contraria. Ad esempio, libri, film e cartoni propongono, certo, più personaggi femminili di un tempo: ma confinandoli nell’antico stereotipo della fata e della strega. Sembra legittimo chiedersi cosa sia accaduto negli ultimi trent’anni, e come mai coloro che volevano tutto (il sapere, la maternità, l’uguaglianza, la gratificazione) si siano accontentate delle briciole apparentemente più appetitose. E bisogna cominciare con l’interrogarsi sulle bambine: perché è ancora una volta negli anni dell’infanzia che le donne vengono indotte a consegnarsi a una docilità oggi travestita da rampantismo, a una certezza di subordine che persiste, e trova forme nuove persino in territori dove l’identità è fluida come il web.

Pink and Blue

Telling the Boys from the Girls in America

Jo B. Paoletti

Indiana University Press

2012

pp 169

ISBN 9780253001177

Jo B. Paoletti’s journey through the history of children’s clothing began when she posed the question, “When did we start dressing girls in pink and boys in blue?” To uncover the answer, she looks at advertising, catalogs, dolls, baby books, mommy blogs and discussion forums, and other popular media to examine the surprising shifts in attitudes toward color as a mark of gender in American children’s clothing. She chronicles the decline of the white dress for both boys and girls, the introduction of rompers in the early 20th century, the gendering of pink and blue, the resurgence of unisex fashions, and the origins of today’s highly gender-specific baby and toddler clothing.

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