Linguaggio Media

Giornalisti intervistano, filmano e fotografano unә bambinә transgender

Gentilә giornalistә

In questi ultimi tempi nei giornali e nei media italiani si è assistito ad un aumento della visibilità dell’infanzia/adolescenza di genere creativo o trans, sono stati girati alcuni reportage e scritti diversi articoli per descrivere queste esperienze e quelle delle loro famiglie.

È importante però considerare che queste bambine/i come i loro familiari, sono soggetti a pesanti giudizi, discriminazioni, esclusione sociale, e non solo per l’assenza di informazione, ma anche a causa di un’informazione scorretta, superficiale e spesso violenta.

È quindi indispensabile che chi decide di trattare la realtà della varianza di genere, lo faccia concedendosi un tempo per approfondire l’argomento, cercando anche di comprenderne la complessità; rendendosi inoltre consapevole che le vicende trasmesse, oltre a raggiungere persone interessate a questi argomenti, ma non direttamente coinvolte, potrebbero permettere ad altre di riconoscersi nelle esperienze descritte.

Il linguaggio, come le immagini scelte, per scrivere un articolo o la bozza di un documentario oppure video interviste, diventano così strumenti fondamentali attraverso cui questa infanzia/adolescenza potrà dare un senso alla propria esperienza, così come potranno farlo i loro genitori.

Quando si narrano i vissuti di bambin* gender variant (o delle persone trans in generale), il racconto si focalizza sul corpo sempre descritto come un “corpo sbagliato,“intrappolato,” come se l’esperienza di un genere alternativo a quello assegnato alla nascita, sia semplicemente il risultato di un difetto di fabbrica, cui occorre prestare rimedio appena possibile.

L’attenzione si concentra quindi solo sul corpo della persona, descrivendone l’estrema sofferenza, causata dalla non corrispondenza tra l’identità sentita con il sesso biologico, il racconto poi si conclude sempre con la descrizione delle possibilità offerte dalla medicina per alleviare tale sofferenza.

Questa narrativa è quella di più facile assimilazione per la gente comune, ha il vantaggio di rendere accettabile l’esperienza di queste bambine/i offrendo un” lieto fine”, ma lo svantaggio di non descrivere le mille strade che l’infanzia gender variant ha davanti a sé.

Avere dei comportamenti di genere che non rispondono alle aspettative sociali della famiglia e della società, non significa necessariamente essere una persona trans da adulta. Inoltre, se anche da grande, la persona persisterà nel non riconoscersi nel genere assegnato alla nascita, questo non significa che necessariamente deciderà di ricorrere a terapie mediche e/o chirurgiche per cambiare il proprio corpo.

 Essere trans non significa avere un corpo sbagliato! Quello che è sbagliato, e che crea sofferenza, è lo sguardo della società, la sua ostilità e incapacità di accettare la diversità di genere e le persone che la incarnano.

Esclusione sociale, rifiuto, bullismo, cyberbullismo, transfobia e stigma sono le oppressioni quotidiane con cui le persone trans, anche piccole, devono fare i conti.

Sarebbe opportuno quindi, che chiunque decida di fare informazione, e voglia farla bene, tenga conto della grande variabilità delle esperienze che riguardano l’infanzia e l’adolescenza gender variant e non si affidi solo alle rappresentazioni più estreme che includono grande sofferenza da una parte e rimedi medici dall’altra.

Qui di seguito le buone pratiche suggerite a giornalistә interessatә a raccontare la varianza di genere con rispetto e sensibilità:

Non chiedere MAI il deadnaming (il nome anagrafico) alle persone trans, anche piccole, perché è un nome “morto”, che non solo non riconoscono, ma che le riporta a momenti di sofferenza. Se per es. parliamo di una ragazzina trans è sufficiente dire che alla nascita le è stato assegnato il genere maschile. Ripetere il nome anagrafico non serve e non aggiunge nulla al contenuto della storia. Resta un pesante atto di invalidazione dell’identità della persona, indica mancanza di rispetto e violazione della privacy. Quindi usare sempre il nome di elezione, quello con cui si presenta.

-Non mostrare foto della persona trans da piccola o foto di come era il suo aspetto prima di essersi riconosciuta come trans, è una pesante invasione della sua privacy, ai fini di una narrazione serve solo a stimolare la curiosità e il voyerismo per chi guarda.

Non focalizzare le domande sui genitali della persona trans, non chiedere quali interventi ha fatto, se una persona afferma di essere trans o gender variant lo è a prescindere dal suo percorso medico e/o chirurgico. Sono domande che riguardano la sua intimità e la sua privacy e non vanno poste.

L’uso dei pronomi, è corretto chiedere alla persona quali sente come propri

Cambio di sesso non esiste, il termine giusto è Riassegnazione genere

Bambini transessuali > Bambini di genere creativo/trans

Percorso completo > Percorso di affermazione aperto

Transessualismo > Esperienze trans

-Disforia di genere > Euforia di genere

In questo sito c’è un glossario che vi permetterà di acquisire una certa familiarità con alcuni termini che si utilizzano per descrivere l’esperienza delle persone trans.

Per chiarire eventuali dubbi o ricevere maggiori informazioni su come poter affrontare l’argomento  dando una visione rispettosa e il più inclusiva possibile, non esitate a contattarci.

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