5 cose che i genitori di un* bambin* trans devono sapere.

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“Insistente, persistente e coerente.”

I genitori di bambini trans hanno generalmente familiarità con queste tre parole. In Nord America, dove è iniziata la battaglia per i diritti dei bambini trans, queste tre parole sono state considerate i principi guida nel determinare se un bambino è effettivamente transgender o sta semplicemente attraversando una sorta di fase. Quando i genitori si precipitano su Internet, spesso freneticamente, alla ricerca di risorse perché il loro bambino o la loro bambina sta mostrando o dicendo loro di sentirsi divers* dal genere assegnato alla nascita, il mantra “insistente, persistente e coerente” si presenta continuamente

Ciò che significano queste tre parole è che i giovani transgender sono insistenti (martellanti, ripetitivi, convinti), persistenti (continuano fermamente, nonostante difficoltà o opposizione) e coerenti (immutabili nella natura per un periodo di tempo), nelle loro affermazioni di non appartenere al genere assegnato loro alla nascita.

E’ vero che a volte i bambini e le bambine trans sono insistenti persistenti e coerenti, ma che dire dei bambini trans che non lo sono? Quelli che sono meno estroversi, timidi, spaventati? Quindi non facciamoci confondere e teniamo a mente che ogni esperienza è diversa e sempre legittima.

Quelle che seguono sono delle linee guida da tenere a mente mentre cerchiamo di capire i nostri figli e le nostre figlie:

1) Ogni comportamento è un modo che il/la bambina ha di comunicare con voi.

Proprio tenendo conto che ogni comportamento del bambino o della bambina è un modo per comunicare col genitore dobbiamo capire che anche se i bambini piccoli possono non avere il vocabolario o la maturità verbale per dirci con le parole che sono altro rispetto al sesso assegnato alla nascita, possono essere molto abili nel mostrarci chi sono attraverso il loro comportamento, le loro azioni e le loro preferenze. Sfortunatamente, noi genitori (soprattutto quelli delle generazioni che non sono cresciute con una comprensione di tutto ciò che riguarda lo spettro del genere), non cogliamo spesso il suggerimento o non “ascoltiamo” ciò che questi ragazzi stanno cercando così strenuamente di mostrarci.

Per fare un esempio: supponiamo che tu abbia un figlio a cui è stato assegnato alla nascita il genere maschile, ma che in realtà è trans (e per trans si intende che può essere femmina ma potrebbe anche essere trans non binario, nel senso di né maschio né femmina, oppure una combinazione di entrambi, o qualcos’altro del tutto, un po’ come i due spiriti dei nativi americani). Per motivi di semplicità, useremo l’esempio di un bambino assegnato alla nascita maschio che in realtà è trans femmina. Questo bambino può iniziare fin dalla più tenera età (a volte fin da quando il bambino può esprimere desideri e bisogni, circa 2-3 anni) esibendo le tradizionali preferenze delle bambine per giocattoli, personaggi, colori, compagni di gioco, abbigliamento, accessori, acconciature, scarpe, storie, ecc. Inoltre questo bambino è molto gentile, sensibile, ansioso e delicato. Questo bambino contemporaneamente rifiuta qualsiasi cosa sia legata al suo essere maschio e lo fa con scoppi di pianto, attacchi di panico, un flusso infinito di terribili, negativi discorsi di sé e auto-deprecazione. L’ansia peggiora ogni anno e spesso si presenta come malumore o maleducazione ed è incapace di avere buone amicizie con altri maschi eppure fa amicizia con i bambini con cui nessun altro avrebbe interagito. Forse perché sa cosa significava essere “differente”.

Questo è ciò che intendiamo per “comportamento” e il comportamento è prezioso nel comunicare non solo le simpatie e le antipatie del bambino, i suoi punti di forza e di debolezza, le sue conoscenze e i suoi deficit, ma anche e soprattutto qualcosa sul senso intimo del genere.

Diane Ehrensaft, Ph.D., eminente psicologa infantile, autrice, professore associato di pediatria presso l’UCSF, membro fondatore del Child and Adolescent Gender Center ed esperta nel campo dell’identità di genere e autrice del libro in uscita di Italia “Il bambino gender creative: percorsi per crescere e sostenere bambini che vivono fuori dei confini di genere” Ed. Odoya afferma che “i genitori dovrebbero fare davvero molta attenzione ai segnali persistenti dei loro figli, prenderli sul serio e non cercare di alterare con forza la direzione in cui sembra che un bambino stia andando. Questo perché tutto il comportamento è comunicazione”.

2.) Non tentare di cambiarli.

Come genitori, lasciar andare i nostri figli è una delle cose più difficili da fare, specialmente quando lasciarli andare significa lasciar andare le nostre aspettative su come dovrebbe essere la loro vita, o lasciar andare i nostri stessi desideri e i nostri desideri per loro, specialmente quando si riferiscono al loro genere. Quando ci viene fatto lo straordinario regalo di poter crescere dei bambini dobbiamo capire che non siamo incaricati di creare dei cloni di noi stessi. Certo che dobbiamo dare loro dei valori, insegnare cosa è moralmente giusto e cosa sbagliato, legale e illegale. Ma dovremmo lasciare che commettano errori e trovino la propria identità; dovremmo sperare che non siano solo come noi, ma anche migliori di noi.

Lasciar andare le aspettative di genere è spesso dolorosamente difficile. Come genitori, il nostro istinto è quello di proteggerli da dispetti e bullismo, quindi spesso scoraggiamo i nostri figli dall’esplorare o esprimersi al di fuori dei loro generi assegnati. Ad un certo punto diciamo ai nostri figli maschi che si esprimono al femminile che sono diventati troppo grandi per i costumi da principessa, che “il rosa è per le ragazze” e dovrebbero fare gli ometti, che “i ragazzi non piangono”. Allo stesso modo ad un certo punto con le nostre bambine che si esprimono al maschile non troviamo più “il nostro “maschiacco” così carino, e ci ritroviamo a costringerle a usare reggiseni anche prima del necessario (vedi i costumi bikini per bambina al mare). Le martelliamo con “sei troppo carina per vestirti così” o “non dovresti nascondere sempre quegli splendidi occhi sotto quel cappellino da baseball” o “hai dei capelli così belli, perché dovremmo tagliarli?” o dulcis in fundo “prima o poi dovrai trovarti un ragazzo!”

Lasciare andare le aspettative di genere è tuttavia fondamentale. Ci sono ormai sufficienti ricerche già portate a termine (e decenni di aneddoti individuali e personali) per sapere che fattori come il rifiuto familiare delle persone transgender e i tentativi di cambiare il sé autentico di un individuo, (tramite terapia di conversione, terapia riparativa e altri mezzi) non sono solo considerati pratiche obsolete, pericolose, screditate e offensive, ma sono anche note per avere una correlazione diretta con depressione, ansia, uso di droghe e suicidio.

Ciò è particolarmente vero per quanto riguarda i bambini e l’identità di genere – così tanto che l’AAP (American Academy of Pediatricians) ha rilasciato una dichiarazione nel luglio 2017 chiarendo la sua posizione di sostegno per i bambini trans e le persone trans in generale. L’AAP, la più grande, rispettata e importante organizzazione di pediatri americana, organizzazione che si impegna per la salute e il benessere fisici, mentali e sociali di tutti i minori, neonat*, bambin*, adolescent*, condanna qualunque tentativo di stigmatizzare o emarginare le giovani persone trans e sostiene politiche di affermazione di genere per i bambini.

3.) I bambini non sono “troppo giovani per sapere”.

Forse perché la “T” (transgender) è inclusa nell’ espressione “LGBT” ,”L” (lesbica), “G” (gay) e “B” (bisessuale) le persone confondono l’orientamento sessuale con l’essere transgender. Con la “T” già ampiamente fraintesa, sembra che alcune persone pensino che perché la “L”, “G” e “B” sono orientamenti sessuali, quindi, lo deve essere anche la “T.” Inoltre, sembra che la gente supponga che la “T” debba essere una sorta di travestimento fantasy, o feticcio della natura sessuale, e certamente, che i bambini sono troppo piccoli per aver già scoperto questa parte di se stessi. Ma nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Essere transgender non ha nulla a che fare con l’orientamento sessuale.

Ognuno di noi è composto da vari aspetti che ci costituiscono come persone:

  • l’identità di genere (il nostro senso interno, profondamente radicato di essere maschio, femmina o altro)
  • l’espressione di genere (come presentiamo o mostriamo il nostro genere al mondo)
  • il sesso assegnato alla nascita (maschio, femmina o intersessuale, come determinato dalla rapida occhiata di un medico agli organi sessuali esterni)
  • l’ orientamento sessuale (e / o romantico) (verso il quale siamo attratti, maschio, femmina, entrambi, altri, tutti o nessuno)

Chiunque può essere qualsiasi mix di questi quattro componenti. Se le stelle si allineano perfettamente, sei cisgender, eterosessuale e fai parte della grande maggioranza che non dovrà temere discriminazioni nel mondo a causa della tua identità di genere o da chi sei attratto. Poiché la società purtroppo non è ancora educata su cosa voglia dire lo spettro d gente e quanto dalla notte dei tempi i generi siano piu di due, se ti capita di essere trans, trascorrerai gran parte della tua vita affrontando rifiuto, isolamento, domande invadenti, micro aggressioni e in alcuni paesi la paura di essere ucciso solo per uscire dalla porta di casa, vestito e presentato come te stesso. Se ti capita di essere anche nero, quella paura quadruplica, poiché le donne trans nere sono statisticamente il gruppo più probabile di persone emarginate che vengono brutalmente assassinate.

Per capire come facciano i bambini trans a sapere di essere trans, Gender Spectrum, un’organizzazione californiana la cui missione è quella di creare un mondo che sia inclusivo per tutti i minori trans, consiglia di chiedere alle persone cis ( le persone la cui identità di genere corrisponde al loro genere assegnato alla nascita) quando hanno saputo di sentirsi maschi o femmine

Le persone cis risponderanno che non sanno come sapevano; lo sapevano e basta. O forse sapevano perchè i loro genitori glielo dicevano e loro non avvertivano discrepanze. Ma il punto è che lo sapevano e basta. Lo stesso vale per le persone transgender. Lo sanno e basta. Anche se potrebbe volerci un po’ più di tempo per realizzarlo del tutto o per comunicarlo al mondo, la maggior parte di loro ti dirà che non è qualcosa che si sono svegliati un giorno e hanno improvvisamente scoperto.

4.) Può capitare che i genitori non se ne accorgano

I genitori rimangono spesso sconcertati da un adolescente che annuncia: “Mamma, papà, penso di poter essere transgender”. Forse con il senno di poi, un genitore potrebbe pensare: “Beh, probabilmente è vero che ha sempre odiato indossare abiti e giocare con le bambole, ma pensavo fosse solo una maschiaccio; Non avevo idea che si sentisse sempre un lui”

Sebbene molte persone trans sappiano di essere in qualche modo “diverse” fin dall’infanzia, molto spesso i minori trans non provano quei sentimenti o sintomi debilitanti di conflitto col proprio corpo fino all’inizio della pubertà, quando il loro corpo appunto inizia ad allinearsi fisicamente con il loro sesso biologico. Quando un bambino entra nella pubertà, in molti casi, è la prima volta che i genitori sentono la disconnessione o il disagio del loro bambino in relazione al cambiamento del proprio corpo. A volte, la pubertà è la cosa che introduce il conflitto interiore apparentemente improvviso tra il sesso assegnato alla nascita e il genere con cui un bambino si identifica. Questo conflitto viene ancora definito come “disforia di genere”. E’ da tenere molto presente che essere trans non vuol dire automaticamente essere disforici. Si può essere trans senza essere disforici e il fatto che l’autorizzazione al percorso medico (bloccanti della pubertà e terapia ormonale) sia invece spesso associato solo al malessere fa sì che alla fine anche chi in realtà sta bene sviluppi un senso di inadeguatezza e paura. Spesso, soprattutto in paesi come l’Italia, è l’essere sottoposti a decine di test, dover aspettare mesi se non anni, essere ospedalizzati che inizia a far sentire davvero il peso dell’essere trans. In paesi in cui l’essere trans è visto solo come un altro modo di essere spesso i minori non sviluppano mai un grande malessere e di disforia nemmeno si parla.

La sensazione di malessere varia notevolmente tra le persone trans e si manifesta in modo diverso. Le persone trans possono sentirsi a disagio nell’essere viste come il loro genere assegnato, oppure possono essere a disagio con il ruolo che la società si aspetta dal loro genere assegnato. Possono sperimentare un significativo o un lieve disagio psicologico. Mentre questo disagio può rendere alcuni giovani incapaci di stare bene, altri possono accettarlo apertamente, esprimendo il loro sé autentico indipendentemente dalle conseguenze. Ogni bambino è diverso. E bisogna sempre tenere a mente come prima cosa il ruolo molto importante che svolge la società e il contesto familiare e sociale in cui il bambino o la bambina sono cresciuti.. Infatti per quanto il corpo con l’adolescenza possa non corrispondere al sentire del ragazzo o della ragazza, laddove la società è aperta e preparata e l’accompagnamento del minore da parte della famiglie, della scuola, e dei medici – quando ce ne sarà bisogno – è un iter normale anche la sensazione di malessere diminuisce notevolmente. Quindi la domanda che sorge spontanea è: quanto questa famigerata “disforia di genere” sia un malessere che viene da dentro e quanto invece sia causata dal fuori.

5.) Non esiste un modo “giusto” per essere trans.

Sfortunatamente, non esiste un manuale o una guida. Non esiste nessun libro intitolato “Cosa aspettarsi quando il bambino è trans”. Ma è importante che, come genitori, smettiamo di lottare contro ciò che non capiamo, iniziamo ad ascoltare e troviamo il coraggio di lasciar andare le aspettative di genere. Mentre sempre più bambin* e giovani iniziano a verbalizzare ciò che in anni addietro molte persone trans sapevano da sempre, ma avevano troppa paura di parlarne, la società si sta evolvendo sempre di più e arriverà a comprendere meglio questa preziosa maniera di essere. Sempre più studi e ricerche verrano fatti, sempre più storie saranno raccontate, sempre più libri verranno scritti e così sempre più persone troveranno il coraggio di uscire dal nascondiglio.

Pensiamo a quanto ci siamo evoluti nell’ultimo decennio – o anche negli ultimi cinque anni: siamo passati dal disturbo di identità di genere, alla disforia di genere alla depatologizzazione totale. Stiamo anche iniziando a renderci conto che “insistente, coerente e persistente”, sebbene precedentemente utili nel determinare se i bambini o le bambine fossero transgender o meno, potrebbe non essere sempre la misura migliore. Non esiste infatti un modo “giusto” per essere trans. Non esiste una serie definita e precisa di linee guida che ogni persona trans seguirà. In effetti, la parola transgender è semplicemente un termine generico che rappresenta lo spettro di genere che è qualcosa di molto più ampio di ciò che si è sempre pensato e ha un numero infinito di possibili combinazioni di identità.

Contrariamente alla credenza popolare, “transgender” non significa qualcuno che ha avuto un “cambio di sesso” e “bambini transgender” non si riferisce a bambini che stanno subendo “cambiamenti di sesso”. L’aiuto del medico, se si vuole, avviene solo dalla fase di due di Tanner della pubertà (quindi intorno ai 12-14 anni più o meno, perchè ogni adolescente ha tempi diversi) e molti interventi chirurgici relativi alla transizione non sono disponibili fino alla maggiore età. Inoltre non tutte le persone trans scelgono di sottoporsi a un intervento chirurgico.

Alcuni bambini trans fanno la transizione sociale (iniziano cioè a vivere come il loro genere autentico, che di solito implica allungare i capelli o tagliarli corti, vestirsi con gli abiti in cui si riconoscono di più , cambiare pronomi e talvolta cambiare nomi). Ma alcuni bambini trans vivono nella paura e nella vergogna, sapendo che vivere come chi si sentono di essere li renderebbe indifesi tra i bulli della scuola o farebbe a pezzi la loro famiglia. Alcune persone transessuali si dichiarano inizialmente gay o lesbiche, perché ritengono che è più facile da gestire per la loro famiglia piuttosto che se dovessero dire di essere trans.

Alcune persone transessuali non si sentono abbastanza sicure da venire allo scoperto fino all’ età adulta, o dopo aver divorziato o aver perso il coniuge; e altri ancora non collegano tutti i punti e si rendono conto di essere trans fino alla terza età.

Tutto è possibile e tutto è legittimo.

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