Chi siamo

Camilla, cofondatrice del Progetto GenderLens. Come madre e attivista mette a disposizione la sua vita, la sua esperienza personale e i suoi  studi da autodidatta. Ma non solo, offre anche tutte le informazioni che ogni giorno raccoglie da famiglie, studiosi, attivisti in giro per il mondo con i quali ha creato una rete di azione comune, facendosi veicolo di un messaggio di transpositività in Italia. Affinché la sua esperienza personale, e il suo instancabile attivismo, potessero raggiungere un’ampia diffusione, in questi ultimi anni Camilla ha scritto  un libro intitolato come il suo blog “Mio figlio in Rosa” (Manni Editori), tradotto anche in francese e spagnolo  e ha partecipato a numerosi convegni e incontri, tra cui il TED EX di Vicenza.

 

 

Michela, cofondatrice del Progetto GenderLens. Da sempre femminista, da qualche anno sta lavorando come dottoranda a un progetto di ricerca per la Universitat Autònoma de Barcelona sui/lle bambin* gender variant e le loro famiglie. Ha avuto modo di intervistare diverse famiglie in Catalunya e in Italia acquisendo una notevole esperienza sull’argomento. Come antropologa e ricercatrice, mette a disposizione i suoi studi, la sua ricerca, ma soprattutto la passione per quello che sta facendo e la volontà di rendere la nostra società, seppur a piccoli passi, una società più inclusiva e rispettosa delle diversità, qualsiasi esse siano.

 

 

Francesca ha studiato Child and Youth Care presso il Georgian College di Toronto (Canada), focalizzandosi in particolare sulle tematiche LGBT+ e diventando councellor per ragazzi LGBT+ e le loro famiglie. Ha scelto anni fa di fare un viaggio verso un paese, il Canada, che le ha permesso non solo di formarsi in una professione che le piaceva, ma di vivere  liberamente e senza grosse difficoltà la sua identità di genere non binaria. Come councellor mette a disposizione la sua esperienza nel lavorare con ragazzi LGBT+ e le loro famiglie. Come attivista, la sua passione per i diritti umani.

 

 

Elisabetta, meglio conosciuta come Betta, si definisce una “mamma queer”. Quando suo figlio qualche anno  fa le disse di essere una persona trans non binaria, aveva davanti due strade: straziarsi dal dolore e accettare per amore, oppure capire sempre per amore ma anche e soprattutto per sé stessa. Ha scelto la seconda strada  e… olé! Da alcuni anni fa parte di Agedo (Associazione composta soprattutto da genitori ma anche da parenti e amic* di persone lgbtqi+), di cui è membro del direttivo  nazionale e presidente del territoriale di Bologna. Essere attivista per lei significa vivere la militanza come costruzione di un sapere critico in costante formazione.  Ultimamente ha collaborato  alla  realizzazione di progetti educativi e di formazione in ambito scolastico, di associazione e sanitario e all’organizzazione di convegni su identità non binarie e genitorialità.

 

 

Natan è un ragazzo transgender da molti anni impegnato nell’attivismo Lgbt+. Oltre a organizzare eventi culturali, incontri  formativi  e attività sociali da quando era giovanissimo,  ha collaborato alla creazione e alla gestione di uno sportello di accoglienza per i giovani LGBT+ rifiutat*  dalle loro famiglie. Mette pertanto a disposizione la sua lunga esperienza di attivista, ma anche quella di persona transgender che, dopo anni di ricerca su chi fosse e della messa in discussione delle aspettative nei suoi riguardi, ha finalmente trovato quel posto in cui sente che la sua esperienza non solo è valida, ma preziosa per la società in cui vive. 

 

 

Cecilia è mamma di una personcina di genere creativo. Mette a disposizione del progetto GenderLens la sua esperienza come docente e ricercatrice in diverse università europee così come di interprete e traduttrice. Partecipa nei corsi di formazione e traduce materiali specializzati dall’inglese e lo spagnolo.

 

 

 

 

Yele è una persona trans non binaria e queer. Nella vita, tra le tante cose, è performer e attivista. Nell’attesa che anche il resto della società  evolva verso un presente più ecologico, più queer e più divertente, Yele volge il suo attivismo in questa direzione, cercando di arrivare dritto al nucleo delle questioni per romperlo, spremerlo e trasformarlo in un gustoso cocktail di saperi dal gusto sovversivo. Ritiene che scegliere tra 2 elementi non sia una vera scelta e per questo ama creare e proteggere molteplici punti di vista. Contribuisce alla creazione di immaginari e rappresentazioni che rompano gli orizzonti plastici che la normalità impone limitando e opprimendo le favolose esperienze di vita e la libertà dei corpi.  Rivolge il suo interesse anche al mondo dell’infanzia, che vede come minoranza costantemente pressata da una cultura “adulta” che, forse inconsapevolmente o forse no, non si cura del consenso e della libertà delle bambin*.