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Ciao Piazza!

GenderLens a Parma Molto più di Zan

Parma 6 Novembre 2021

GenderLens  porta la voce di chi in questo paese non esiste perché non ha nessun diritto,

parlo dell’infanzia e dell’adolescenza gender variant o trans, cioè giovanissime persone che non riconoscendosi nel genere assegnato alla nascita trasgrediscono le norme imposte da una società eterocis e porto anche la voce di tante famiglie non più disposte a nascondersi, che lottano per avere riconosciute istanze e diritti per queste loro creature 

 

Non ci ha stupito il colpo mortale inferto al ddl zan,

era prevedibile  dopo il vergognoso dibattito parlamentare di questo ultimo anno e mezzo che ha rafforzato e amplificato quanto la violenza omo lesbo bi transfobica sia una violenza istituzionale trasversale, avvalorata da stampa e media incapaci di uscire da retaggi culturali stereotipati, binari, misogini, sessisti e da un femminismo trans escludente che ha  trovato ascolto e sponsor non solo presso le destre sovraniste, xenofobe e fasciste, ma anche presso una  sinistra conciliante e subordinata al Vaticano

Un finto femminismo che ha vomitato odio e transfobia, accolto nei salotti tv e nei giornaloni mainstream, a fronte del silenzio imbarazzante di chi avrebbe dovuto stare dalla nostra parte e mai ha dato parola e visibilità alle persone della comunità arcobaleno, trans e queer in particolare, che fanno attivismo politico e che sono sempre parlate da altri.

La visione dallo spettacolo subumano nell’aula delsenato, che peraltro ha fatto il giro del mondo mostrando una “italietta” istituzionale degna di questo nome, è una copia ri-vista della precedente sulle unioni civili, pure lì una legge partorita su accordi e cedimenti vergognosi (stepchild adoption).

 

È necessario mettere la parola fine

alle deleghe in bianco chieste alla comunità lgbtqi+ e ai compromessi da barattare nelle stanze chiuse della politica istituzionale.

 

È ora di dire basta

ad esitanti aperture riformiste e riprendere la parola e l’azione imparando a condurre anche sul piano istituzionale le questioni in modo non più subordinato ma partendo con alleanze dal basso e intrecciando resistenze con orizzontalità e autonomia.

Brucia la sconfitta per una legge che seppur limitata rappresentava comunque un argine politico antifascista contro i no gender, forze che ora si sentono ancora più autorizzate ad usare quella violenza, non solo insita nei discorsi di odio, ma che è strutturale e agita in ogni ambito quotidiano: una violenza economica, fisica, psicologica, familiare, sociale, istituzionale… sono le battute sessiste, le risatine, le botte, le umiliazioni continue, l’essere sbattute fuori di casa dalla famiglia che certo prima di dichiararti trans ti amava alla follia, è l’uso linguaggio osceno e tossico usato per trattare la violenza di genere sui generi, è la violenza delle barriere contro ogni differenza che deve essere normalizzata per rientrare nella norma patriarcale eterocis.

Tutto questo provoca traumi enormi con ricadute fisiche, materiali ed economiche sulle vite delle persone lgbtqi+ in particolare quelle trans e queer. Ma c’è una generazione di giovanissime persone che non vuole più stare zitta, che lotta per autoaffermare e visibilizzare la propria esistenza e vuole diritti

In Italia serve un cambio strutturale di paradigma perché i diritti civili e quelli sociali non sono beni scorporabili!

 

Siamo uno dei paesi più retrogradi

per quanto riguarda i diritti e l’autodeterminazione delle persone lgbtqi+, delle donne, delle persone disabili e razzializzate e di tutti i gruppi minoritari, verso cui odio e discriminazioni vengono legittimate. Queste lotte devono marciare insieme alle battaglie per una ridistribuzione della ricchezza e per una giustizia sociale che metta al centro il bene comune che sono le vite delle persone. 

Serve un cambiamento culturale assieme ad una battaglia contro le diseguaglianze economiche e sociali senza più compromessi al ribasso, MOLTOPIU’DIZAN!!

La carica e la lotta di questo giovane movimento queer restituisce la forza di agire ora perché un altro mondo è necessario                                                                 Adelante! 

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