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Carriera Alias, la polemica di Bergamo e l’ignoranza

Il Liceo Telesio di Cosenza adotta la Carriera Alias

C’è un male inestirpabile nella società moderna, si chiama ignoranza.

È quella che sta dimostrando, nelle ultime ore, chi attacca la dirigenza scolastica del liceo “Secco Suardo” di Bergamo sulla vicenda della carriera alias.

Chi lo fa, mentre reclama uno spazio di discussione razionale, lontano da postulati ideologici, dimostra di ignorare non solo le vite reali delle giovani persone trans che intraprendono un percorso di affermazione del genere, ma soprattutto la ormai imponente letteratura scientifica sull’argomento. È da tempo che le persone esperte in salute delle persone trans (includendo quelle più piccole) nei principali centri di ricerca dedicati si approcciano a questa esperienza, non come una patologia (come continuano a fare alcune forze politiche in Italia), ma come “una sana espressione della diversità umana” (Ehrensaft 2007, 2011, 2014, 2016, 2017, Hill y Menvielle 2009; Hill et al. 2010, Malpas 2011).  

Mentre nei Paesi che hanno assimilato questo nuovo modo di pensare al benessere delle persone trans, infatti questa infanzia e adolescenza possono contare su diritti, visibilità, protocolli attuativi rispettosi nel riconoscere identità di genere differenti e/o comportamenti ritenuti non normativi dalla società, in Italia la realtà trans è negata e non esiste né sul piano legislativo o istituzionale, né su quello sociale. Quando se ne parla è sempre in modo scorretto, stereotipato e sensazionalistico, molto spesso puramente ideologico, un modo che non lascia spazio ad altre narrazioni, dimenticando la grande responsabilità che hanno governi e istituzioni di fronte a queste giovani vite e alle loro famiglie. 

È quello a cui stiamo assistendo anche a Bergamo e ci rifiutiamo di credere alle “decine di telefonate” delle famiglie che minacciano di ritirare i figli e le figlie da scuola. Le/gli studenti – nella stragrande maggioranza dei casi – sono proprio le prime persone a non porsi problemi e ad accogliere i/le compagn* di scuola che hanno un’espressione o un’identità di genere diversa dalle aspettative sociali. L’altra faccia della medaglia, purtroppo, è rappresentata dalla transfobia, dalle discriminazioni, dai pregiudizi e da tutti gli atti di bullismo che spesso provengono dalle persone adulte. Anche in questo caso, studi scientifici (Greytak et al., 2009; Grant and Zwier, 2011; Taylor and Peter, 2011; Kosciw et al., 2012, 2016, 2018; Peter et al., 2016; Ullman, 2017; Human Right Campaign, 2018) dimostrano che per le/gli studenti trans che vivono in un ambiente scolastico ostile, aumenta notevolmente il rischio di abbandono scolastico e di suicidio. 

Per questa ragione, la scelta di attivare la carriera alias nel liceo di Bergamo, non è una scelta azzardata, ma una seria decisione presa in linea con i protocolli e le buone prassi che, in altri paesi, sono ormai attive da decenni e che hanno dimostrato, scientificamente, di beneficiare la salute delle persone più giovani. 

Quello che si propone attraverso l’attivazione della carriera alias è semplicemente un accordo di riservatezza, che permette di sostituire il nome anagrafico con quello di elezione, sul registro elettronico e nei documenti ad uso interno della scuola aventi valore non ufficiale. Questa procedura non ha nessuna conseguenza a livello legale, visto che la rettifica anagrafica segue un iter completamente diverso, e soprattutto non ha nessuna conseguenza sulle vite dei figli e delle figlie di quelle improbabili famiglie che hanno espresso la loro preoccupazione minacciando la dirigenza scolastica di togliere la propria prole dal liceo in questione. In questa vicenda non c’è nessuna “imposizione”, nessuna “fuga in avanti”. Quello che c’è è il legittimo rifiuto di ignorare le nostre responsabilità di adult*, e di ammiccare a un passato oscuro che per anni ha chiesto alle giovani persone trans di nascondersi, facendo loro credere di essere profondamente inadeguate, persino malate. 

Il liceo di Bergamo non è il primo e non sarà l’ultimo ad adottare la carriera alias che in Italia – da Nord a Sud – riguarda scuole primarie, secondarie e università senza alcun problema. 

Esprimiamo alla dirigenza scolastico di Bergamo, ai/lle suo* collaborator*, ai/le ragazz* che hanno sostenuto la necessità di carriera alias la nostra vicinanza e restiamo a disposizione per ogni esigenza.

GenderLens

Nell’immagine di testa il Liceo Classico Bernardino Telesio di Cosenza che tra i tanti ha adottato la Carriera Alias

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Un pensiero su “Carriera Alias, la polemica di Bergamo e l’ignoranza

  1. Buonasera, sto cercando di attivare carriera alias nel liceo frequentato da mio figlio. Al momento la dirigente pare ignorare la nostra richiesta. Ma io non mollo

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